Ferrara 14/7/07

Citazione:
Recensione a cura di Luca http://www.onanrecords.blogspot.com

Sebbene coreograficamente perfetta per il loro suono, la splendida Piazza Castello è ancora semivuota quando i Coral salgono sul palco.
Amati da Noel Gallagher e adorati dagli Arctics, i giovani di Liverpool non hanno neppure l'ausilio delle luci di scena: come loro solito suonano e basta. Ci mettono qualche canzone, il tempo di far riconoscere un paio di ritornelli (Dreaming Of You, In The Morning) e dimostrare a chi non li conosce di cosa siano capaci, ma alla fine il parterre sarà completamente conquistato dalle tipico Mersey sound. Fantastica Arabian Sand e pure gli inediti (In The Rain) dell'imminente nuovo "Roots & Echoes". Bravissimi.
E' la quarta volta che vedo gli Arctic Monkeys, e sono reduce dalla loro leggendaria (non acusticamente) esibizione di Glastonbury. Difficile non temere una qualche sorta di distacco, una possibile delusione.
Il pubblico è infiammato dall'attesa e fortunatamente risponde bene ad una partenza falsa. Chitarre e voce sono impastate in un volume troppo basso. A View From The Afternoon e Brianstorm vengono "bruciate". Non sembrano neanche loro. Still Take You Home è poco meglio, poi tutto si aggiusta ed inizia a girare. From The Ritz To The Rubble suona esattamente come deve e il crescendo da questo punto sarà costante. Al contrario di quanto avvertito a Glastonbury il concerto non ha cedimenti e i brani di "Favourite Worst Nightmare" nella loro maggior complessità funzionano bene quanto i classici del debutto. Balaclava, tutta d'un fiato a seguire Fake Tales Of San Francisco, fa paura. This House Is A Circus, Flourescent Adolescent, Do Me A Favour lasciano esterefatti gli scettici. Matt Helders scatena senza sosta l'inferno sulle pelli. Alex Turner intona alla perfezione le sue rime contemporanee.
La risposta del pubblico è impressionante. Su l'indie-anthem generazionale I Bet You Look Good On The Dancefloor ce lo si aspetta, ma sentire in Italia cantare in coro a quel modo Murdy Bum o When The Sun Goes Down sorprende. E sorprende visibilmente anche le scimmiette dall'apparente composta artica freddezza.
Travolgenti. Straordinari. Altro che delusione.
Un concerto che è la dimostrazione di come nessuno come gli Arctic Monkeys abbia saputo, in questi anni, attrarre alle regole del Rock il pubblico giovane (pure molto femminile).
Il prossimo traguardo sarà ora quello di riuscire a comporre qualcosa di emotivamente coinvolgente. Di molto più importante della bella 505 (non eseguita). Qualcosa che possa rimanere indelebile, che suoni come una Live Forever, una Wonderwall, una Bittersweet Symphony della loro generazione.
Poi sarà veramente fatta.......

Qualche fotografia scattata da sopra le mie spalle.

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