Inviato: Mer Gen 20, 2010 3:01 pm Oggetto: Arctic Monkeys oggi 20/1/10 sul Corriere della Sera
Il celebre giornalista musicale Andrea Laffranchi pubblica oggi sul Corriere della Sera e sul relativo sito del quotidiano milanese questo articolo sugli Arctic Monkeys, a sei giorni dal loro concerto al PalaSharp previsto Martedì 26 Gennaio (link diretto):
Arctic Monkeys in grande, tutto esaurito
I quattro ragazzi di Sheffield conquistano il Palasharp. L'estate scorsa hanno pubblicato «Humbug»
Prima lezione di sociologia musicale. Al prossimo che in un talent show cerca di giustificare la non preparazione di un concorrente dicendo che «non ha ancora 25 anni» ricordategli chi sono gli Arctic Monkeys. I quattro di Sheffield, prima ancora di compiere 25 anni, sono arrivati a pubblicare tre album. Quello di debutto, «Whatever People Say I Am, That's What I'm Not», uscito nel 2006, divenne il disco il più venduto nella prima settimana di tutta la storia inglese (lo hanno poi superato Leona Lewis e Susan Boyle). E gli Arctic divennero la prima band dell'era internet: prima ancora di avere un contratto discografico avevano concerti sold out grazie all'autopromozione fatta regalando demo ai loro concerti che finivano subito sul web. Rock tiratissimo, un'urgenza quasi ormonale ben rappresentata da un inno come «I Bet You Look Good on the Dancefloor», racconti di vita e sogni di teenager di periferia.
Seconda lezione. Le promesse vanno mantenute. Con un disco di debutto come quello, il rischio di deludere tutti con il secondo lavoro era fortissimo. E nel 2007 l'uscita «Favourite Worst Nightmare» aveva confermato la vena della band. Due anni pieni di record e premi, pochissime presenze in televisione e tanti concerti. L'estate scorsa Alex Turner (voce e chitarra), Jamie Cook (chitarra), Nick O'Malley (bassista arrivato dopo il primo cd) e Matt Helders (batteria) hanno pubblicato «Humbug» e, senza volerli trasformare in maestrini del rock, viene voglia di ascoltare una terza lezione. Ovvero quella del non ripetersi a costo di rischiare grosso.
Per la produzione delle dieci nuove canzoni si sono affidati a Josh Homme dei Queens of the Stone Age (e in minor parte a James Ford). E l'influenza si sente, la svolta è chiara e precisa. A volte, forse, fin troppo, come se si fossero consegnati mani e piedi a Homme. I fan però non si sono stancati delle lezioni. La presenza degli Arctic Monkeys come headliner a Glastonbury, il più prestigioso festival europeo, non è confermata, ma il successo live è comunque garantito. Basti pensare che l'ultima volta a Milano suonarono al Rolling Stone e ora si prendono un PalaSharp tutto esaurito.
_________________
My darling what did you expect???
L'ultima modifica di TRAVIS il Mer Gen 20, 2010 3:58 pm, modificato 1 volta
"Quello di debutto, «Whatever People Say I Am, That's What I'm Not», uscito nel 2006, divenne il disco il più venduto nella prima settimana di tutta la storia inglese (lo hanno poi superato Leona Lewis e Susan Boyle)."
Suppongo che i talent show siano una manifestazione del mondo contemporaneo, una rivisitazione del "sogno americano", una forma di democratizzazione del successo, ma li trovo così tristi. Io Ooodio i talent show e tutto ciò che ne deriva. Scusate lo sfogo. _________________ Love is the Ultimate Outlaw
Inviato: Mer Gen 20, 2010 3:13 pm Oggetto: Re: Arctic Monkeys oggi 20/1/10 sul Corriere della Sera
TRAVIS ha scritto:
Al prossimo che in un talent show cerca di giustificare la non preparazione di un concorrente dicendo che «non ha ancora 25 anni» ricordategli chi sono gli Arctic Monkeys.
_________________ Do you remember when you used to be a Rascal?
Io penso che questa situazione richieda che qualcuno faccia un'azione assolutamente futile e stupida... Si tratta solo di stabilire quale.
è bello che in qualche modo almeno sui giornali si parli di una reaktà musicale così poco conosciuta =)
comunque bell'articolo _________________ As she walked away
Well her shoes were untied
And the eyes were all red
You could see that we'd cried
And I watched and I waited until she was inside
Forcing a smile and waving goodbye
Pur non essendo un'amante del "pompiere della sera" (come lo chiama Travaglio), questo è un articolo piccolo ma molto carino e sempre in un quotidiano nazionale, quindi: a Federica piace questo elemento!
ecco, decisamente meglio questo dell'Humburg delle Ferrovie dello Stato.
e il fatto che gli Arctic abbiano perso il primato cedendolo a due starlette da talent show è mooooolto eloquente riguardo cosa piaccia al grande pubblico in questi ultimi anni
bravi loro che continuano a fare musica seria, per fortuna c'è ancora chi la sa apprezzare! _________________ we all want to
bell'articolo _________________ What came first the chicken or the dickhead? And the clean coming will hurt
And you can never get it spotless
When there's dirt beneath the dirt
The liar take a lot less time
Indubbiamente sono stati scritti articoli migliori sugli arctics..però è già un passo avanti che qualcuno abbia dato risonanaza al loro talento e giovane età e alla notizia del Pala tutto esaurito..bisogna iniziare a farsi sentire in qualche modo noi fans italiani.
Posto un articolo molto bello tratto da indie-rock.it
Best of '00s: Arctic Monkeys, 'Whatever People Say I Am, That's What I Am Not' (2006)
Erano anni belli. Erano gli anni dell’apice della Musica del primo decennio di questo secolo. Eravamo giovani e innamorati. Siamo ora sicuramente meno giovani, forse ugualmente innamorati. Probabilmente ora c’è un rimpianto in più rispetto a quel periodo, perché si è chiuso un ciclo. Questa è la storia di 'Whatever People Say I Am, That’s What I Am Not', il capolavoro di un intero genere.
Ci sentivamo tutti parte di una piccola generazione, noi che non avevamo niente da controbattere al “Ai miei tempi c’era il 68 / Ai miei tempi c’era il '77 / Ai miei tempi c’era il 45 (giri)”, una nuova generazione che stava vivendo una rivoluzione musicale e di costume iniziata con 'Is This It' a braccetto con 'Up The Bracket', seguiti dai piccoli Franz Ferdinand, 'Silent Alarm' e 'A Certain Trigger'. Gli Arctic Monkeys compaiono dal nulla, da un MySpace qualunque (anche questo, un nome quasi dimenticato) per diventare il gruppo che in Inghilterra, al debutto, ha venduto più dei Beatles. Il nome Arctic Monkeys comincia a girare già nel 2005, e il pubblico italiano più attento all'hype britannico aveva già odorato la next big thing di turno. Ma nessuno si aspettava una deflagrazione così potente.
L’abisso insormontabile che separa gli Arctic Monkeys dalla miriade di gruppi esteticamente uguali a loro ma musicalmente e sentimentalmente lontani anni luce, è la loro genuinità e la serietà, la competenza, la freschezza e un’incredibile introspezione, una poetica stupefacente per un ragazzino di 19 anni chiamato Alex Turner. Proprio così, mentre i riff e la batteria graffiano i padiglioni auricolari con un’energia eccezionale, i testi dipinti da Alex Turner raccontano la vita di quell’inferno freddo che è il nord inglese, il dancefloor delle discoteche di cittadine da periferia e gli amori che durano una notte quando il deejay ferma i piatti, poliziotti canaglie e ragazzini alle prime sbronze, ragazze che vanno e ragazze che tornano. La summa di una vena poetica già molto apprezzata in Albione, la descrizione della working class youth negli svaghi alcolici e nelle pieghe romantiche di una pubertà precoce e fulminante. Turner può e deve essere considerato il miglior songwriter di genere del decennio, perché nessun autore 'indie' è mai riuscito a coniugare una sensibilità musicale ottima (ma non unica) con una capacità narrativa degna di un giovane Dickens con le All Star sgualcite.
Una volta inserito il cd che riproduce un posacenere ricolmo di sigarette e 'sigarette' nel lettore, si parte con 'The View From the Afternoon', una scarica di adrenalina e sudore da mandare in fuoco la neve del sedici gennaio, data di rilascio dell'album. Poi ci scontriamo con 'I Bet You Look Good on the Dancefloor', il primo singolo datato addirittura ottobre '05 che aveva fatto esplodere la Monkeys-mania in più o meno tutto il Vecchio Mondo, descrizione di una nottata sul dancefloor “Dancing like a robot from 1984”, con tutte le avventure sessuali e libidinose che caratterizzano la gioventù inglese (e non solo): “There ain't no love, no montagues or capulets, just banging tunes and djests and dirty dancefloors and derams of naughtiness”. Le successive tre tracce si muovono su ritmi meno consueti, coniando echi dal blues al punk, fino a tornare su note più attuali nel panorama twenties con 'Still Take You Home'. La traccia 7 è l'unico vero lento dell'intero album, 'Riot Van', uno schizzo impressionistico di una serata alcolica underage scoperta da quei “Silly boys in blue”, fottuti coppers. Al numero 9 c'è 'Mardy Bum', forse la miglior traccia dell'album, sicuramente capace di miracoli: trasformare le note in tappeti elastici su cui folle oceaniche saltano per quasi tre minuti a ogni concerto dei lads di Sheffield. Una melodia trascinante come poche altre di questo inizio secolo, condita da un testo che è una perla altrettanto rara. Tra le ultime quattro tracce brilla 'When The Sun Goes Down', il secondo singolo estratto dall'album, diventato in poco tempo un autentico tormentone.
In definitiva 'Whatever People Say I Am, That's What I Am Not' è un album generazionale che descrive, in fondo, l'adolescenza sudaticcia e un po' sballata del ventunesimo secolo, in Albione e in Europa in generale; non per questo si può definire un lavoro poco maturo, non per questo si può definire un lavoro poco originale. Al di là dell'impatto musicale, assolutamente notevole, gli Arctic Monkeys hanno creato una perla dal punto di vista antropologico-culturale, destinata a essere, in tutto e per tutto, il 'Definitely Maybe' di questi (censura) di anni Zero.
"When you say I don't care, of course I do, I clearly do".
Finalmente un articolo degno proveniente da quel sito. In passato ne hanno scritte di cavolate sugli Arctic Monkeys, speriamo abbiano finalmente capito. Pare di sì. _________________
Indubbiamente sono stati scritti articoli migliori sugli arctic..però è già un passo avanti che qualcuno abbia dato risonanaza al loro talento e giovane età e alla notizia del Pala tutto esaurito..bisogna iniziare a farsi sentire in qualche modo noi fans italiani.
Diciamo pure che per quanto riguarda la struttura l' articolo è veramente brutto!
Molto più bello quello postato da Fluorescent Adolescent!
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